Via libera al decreto CER Italia, che promuove le comunità energetiche, un modello sostenibile in grado di coinvolgere tutto il Paese.
Non nascondo il mio entusiasmo per l’importante novità che arriva dall’Unione Europea: il Decreto CER Italia, che può segnare davvero una svolta per lo sviluppo delle Comunità Energetiche sul territorio nazionale, è finalmente realtà.
Una decisione della Commissione Europea attesa da mesi, che prevede in sintesi tariffe incentivante e contributi a fondo perduto (Finanziati dal PNRR) dedicati alle comunità energetiche.
Potenzialmente siamo davanti a una vera rivoluzione green. Riguarda tutti: cittadini, piccole e medie imprese, enti religiosi e del terzo settore e pubbliche amministrazioni che finalmente possono unire le proprie forze per combattere insieme caro energia e produrre energia da fonti rinnovabili su scala locale.
L’obiettivo del decreto è di incentivare il proliferare delle comunità, che fonti del Ministero dell’Ambiente stimano in + 15.000. Se fosse vero, sarebbe un numero davvero considerevole.
Entriamo più nel dettaglio.
È l’ora delle Comunità Energetiche
CER, per chi non lo sapesse, è acronimo di Comunità di Energia Rinnovabile. Sono appunto associazioni tra liberi cittadini, pubblica amministrazione, piccole e medie imprese, privati, enti pubblici territoriali e attività commerciali che si associano per condividere l’energia autoprodotta da fonti rinnovabili.
Il nuovo decreto CER Italia si muove su due misure fondamentali:
- Una tariffa incentivante sull’energia rinnovabile prodotta e condivisa.
- Un contributo a fondo perduto.
In particolare, prevede una tariffa incentivante sulla quantità di elettricità consumata dai clienti finali e dalle comunità di energia rinnovabile pagato in un periodo di 20 anni.
È inoltre previsto per le comunità realizzate nei comuni sotto i 5.000 abitanti un contributo a fondo perduto fino al 40% dei costi ammissibili, in relazione all’investimento effettuato per realizzare un nuovo impianto fotovoltaico o potenziarne uno esistente.
E benefici di una comunità energetica? Sono trasversali e riguardano non solo gli utenti che ne fanno parte ma l’intero territorio in cui sorge. Vediamoli insieme.
Vantaggi della comunità energetiche
Io credo che per apprezzare davvero i vantaggi di una comunità energetica si debba capire cosa vuol dire davvero entrare a far parte di una CER.
In primis, significa ridurre i costi in bolletta. È il vantaggio più evidente. Grazie all’autoconsumo di parte dell’energia prodotta dall’impianto direttamente connesso con la propria utenza, diminuisce la quantità di energia prelevata dalla rete pubblica e si ridimensionano i costi della spesa energetica, a vantaggio di tutti, specie per i soggetti più fragili.
In più, grazie ai meccanismi di incentivazione derivanti dall’energia prodotta e utilizzata, la comunità è in grado di produrre un “reddito energetico” – ovvero l’energia prodotta in surplus – da redistribuire.
E ancora, pensiamo al nostro pianeta e al futuro dei nostri figli, perché contribuire a ridurre la produzione di energia da fonti fossili minimizza allo stesso tempo il rischio di dissipare energia in perdite di rete.
Cosa manca?
Le comunità energetiche rinnovabili rappresentano certamente una delle più grandi opportunità nella costruzione di un percorso efficace verso una reale transizione ecologica.
Abbiamo fatto diversi passi in avanti sia in termini di diversificazione degli incentivi in relazione al luogo di installazione e alla quota potenza. Sono molto curioso di vedere come verrà gestito e come materialmente intaccherà il contributo a fondo perduto nello sviluppo delle CER.
Importante certamente è stata la rapida firma del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto che trasmette il decreto alla revisione presso la Corte dei Conti.
Certo continuo a sostenere che il Cer Italia è un provvedimento che potrebbe dare una svolta significativa alla costruzione di comunità energetiche e, diciamolo, all’intero assetto energetico del paese. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo…tanto impegno.
Intanto cerchiamo di capire da dove cominciare. Secondo me restano due domande ancora irrisolte per poter contribuire alla nascita di CER strutturate. C’è modo per un investitore di capitali di contribuire allo sviluppo di CER senza che si configuri un profitto finanziario? La gestione contabile e la responsabilità legale del soggetto referente della CER in che modo può essere remunerata?
Come realizzare una comunità energetica
Ci stai pensando? Il primo passaggio è la costituzione di un’entità giuridica tra i membri della comunità. Poiché per legge l’obiettivo di una comunità energetica non può essere il profitto, le forme più utilizzate sono quelle dell’associazione riconosciuta o della cooperativa.
Come sai mi sto occupando da tempo di comunità energetiche e se hai necessità ti posso seguire nella realizzazione della tua CER e a seguito di una consulenza mirata ti posso fornire tutta la documentazione contrattuale necessaria per poterla costituire. Per poter strutturare al meglio una comunità energetica, soprattutto in una fase iniziale come questa, è necessario essere affiancati da un team che abbia le capacità e competenze di potersi occupare di tutti gli aspetti: burocratici, tecnici, installativi e di gestione.
Stabilito ciò, si procede a individuare chi sono i membri della comunità energetica che devono essere almeno 2. Dovranno trovarsi all’interno della stessa cabina primaria (vedi qui). Ed almeno uno deve essere un produttore (es. colui il quale installa l’impianto fotovoltaico). In questo vecchio articolo trovi qualche dettaglio in più in format domanda e risposta (qualche dato è cambiato).
Scarica in formato PDF il decreto CER – proposta approvata in Europa
Col nuovo decreto CER Italia, i beneficiari potranno accedere agli incentivi al principio “primo arrivato, primo servito”. Quindi se sei interessato a creare una comunità energetica, il mio consiglio è non perdere tempo.
E allora, che aspetti? Richiedi qui una consulenza.






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