Su Il Sole 24 Ore di qualche settimana fa è apparsa una notizia che stranamente in altre testate è passata sotto silenzio e non ha avuto molta eco neanche tra gli addetti ai lavori. Eppure è potenzialmente dirompente per chi ha approfittato o intende approfittare del SuperBonus 110% o di altri bonus per rinnovare la propria abitazione.
La notizia in sintesi è questa: La Direzione Regionale della Lombardia dell’Agenzia delle Entrate ha chiarito che un fornitore (un’azienda o un professionista) che ha applicato lo sconto in fattura al proprio cliente, facendosi in cambio cedere il suo credito fiscale – come previsto appunto dal Superbonus e da altri incentivi simili (es. Eco-bonus) – possa in seguito cedere tale credito a un soggetto qualsiasi, incluso – e qui sta la parte dirompente – lo STESSO cliente a cui ha precedentemente concesso lo sconto.
Tradotto in parole povere, questo vuol dire che SE l’azienda a cui hai commissionato i lavori e a cui li hai pagati cedendole i tuoi crediti fiscali, NON RIESCE a sua volta a vendere quel credito a qualche soggetto “qualificato” (banche, assicurazioni, intermediari, ecc.), potrebbe decidere di rivenderlo nuovamente a te e farti pagare in moneta sonante.
In sostanza è come se ti dicesse: «Bene, io la buona volontà ce l’ho messa. Ho provato a vendere i tuoi crediti fiscali per rientrare dei costi che ho sostenuto per farti il lavoro, così che tu non dovessi pagarmelo tutto. Però non ci sono riuscita. Nessuno li vuole più ‘sti crediti. Quindi adesso te li ridò e tu mi dai dei soldi veri, okay?»
Una spesa imprevista, ma…

È un po’ come se tu e l’impresa tornaste al punto di partenza (o indietro nel tempo, se preferisci). Niente cessione del credito (riavrai indietro i tuoi crediti d’imposta) e dovrai pagare all’impresa il lavoro che ti ha fornito, con i tuoi soldi.
Di sicuro sarebbe una spesa imprevista, magari anche di una certa entità (di solito gli interventi coperti dal Superbonus sono piuttosto ampi), ma devi tenere presente che una volta accusato il colpo iniziale, ti ritroverai sì con meno soldi di quelli che avevi prima, ma con dei crediti fiscali in tasca (be’, non proprio in tasca, ma nel tuo cassetto fiscale, presso l’Agenzia delle Entrate) che potrai a tua volta vendere, o usare in compensazione per i successivi 5 o 10 anni.
…puoi rivenderlo!
Per rientrare della spesa imprevista potresti, come dicevo, provare a tua volta a rivendere il credito che ti sarà stato restituito dall’azienda. Attenzione però, perché dopo la prima cessione (quella iniziale da te all’azienda) e la seconda (dall’azienda di nuovo a te), la normativa pone dei vincoli per le cessioni successive. In particolare:
- A partire dalla TERZA cessione (in tutto possono essere al massimo 4) potrai vendere solo ai cosiddetti “soggetti qualificati”, ossia a banche, intermediari finanziari, assicurazioni, ecc. Non a privati o altre aziende.
- Non potrai frazionare il credito, ossia venderlo “a pezzi”, magari a più acquirenti – poiché il frazionamento è possibile solo la prima volta in cui il credito viene ceduto (il cliente può decidere di cedere all’azienda solo una parte dei propri crediti fiscali in cambio di uno sconto in fattura e pagare il resto con i propri soldi).
Come puoi immaginare, non sarà facile convincere una banca o un altro soggetto qualificato, a prendersi i tuoi crediti, specie se sono per importi sostanziosi… altrimenti l’avrebbe già fatto l’azienda a cui li avevi ceduti all’inizio!
Non c’è più il Superbonus di una volta (è come le mezze stagioni)
Diciamo le cose come stanno. Il Superbonus ha perso molto del “fascino” che aveva inizialmente.
Intanto ormai si parla di “superbonus 90%” e non più di superbonus 110% (Perchè? Te lo spiego qui). E anche gli altri bonus meno super, si stanno via via riducendo di dimensioni.
Inoltre, come abbiamo visto, tutti i “soggetti qualificati”, cioè le banche, gli intermediari, ecc. sono ormai pieni di crediti fiscali fin sopra alle orecchie E non ne vogliono più comprare neppure ora che li potrebbero pagare a prezzi stracciati (-20% o anche -30% sul valore fiscale reale).
Di conseguenza le aziende appaltatrici e i fornitori – che ormai sanno di non poter più vendere facilmente i crediti – non applicano più lo sconto in fattura. Preferiscono i buoni vecchi soldi (i tuoi) e lasciano che sia tu a vedertela con i crediti.
Il che ti costringe, se vuoi comunque approfittare del bonus, a pagare subito l’intero importo o comunque una larga parte dei lavori all’azienda appaltatrice (e spesso si tratta di cifre a 5 zeri) e poi a utilizzare personalmente i tuoi crediti fiscali, maturati grazie al bonus, detraendoli dal tuo imponibile o usandoli come credito d’imposta.
In questo non c’è niente di male se guadagni abbastanza da avere interesse a detrarre un grosso importo dalle tue tasse, o se normalmente versi un sacco di soldi al fisco. Ma se sei una persona “normale”, con un lavoro normale, è difficile che tu possa davvero utilizzare tutto quel credito a tuo vantaggio.
Dulcis in fundo (dulcis per modo di dire), se non stai più che attento, puoi trovarti a dover affrontare spese impreviste, anche consistenti, o altre sorprese sgradevoli.
Qualche esempio? Be’ magari inizialmente l’impresa appaltatrice ti concede lo sconto in fattura, ma con la clausola che nel caso in cui non riesca a rivendere i tuoi crediti fiscali, te li ridarà e tu sarai tenuto a pagare in moneta sonante.
Un altro caso che ultimamente si verifica di frequente è quello in cui un’azienda accetta i crediti ma poi non riesce a rivenderli e a rifarsi dei costi, e fallisce. Se capita questo evento infausto, il cliente si ritrova senza i crediti e anche – se il fallimento è rapido – senza i lavori completati nell’abitazione.
Sia chiaro, NON sto dicendo che tutte le imprese facciano male i conti per avidità, o siano “cattive” a prevedere norme per rivalersi sul cliente qualora non riuscissero a cedere i crediti.
Anche le aziende in verità (almeno quelle oneste, che sono molte) sono vittime di una norma che è stata messa insieme probabilmente un po’ troppo in fretta in un momento di crisi, e con troppa leggerezza nel valutare l’impatto che avrebbe potuto avere sul mercato.
In questa vicenda non ci sono, secondo me, nè vincitori, né vinti.
Sia le aziende, sia i loro clienti hanno deciso di approfittare legittimamente di una opportunità offerta dallo Stato. Le aziende lo hanno fatto per poter aumentare il loro giro d’affari e crescere, o comunque uscire da un momento di crisi dovuto alla pandemia, e i clienti per poter migliorare le proprie abitazioni e magari in futuro risparmiare sui costi energetici e di gestione.
Sembrava un’opportunità win-win, in cui tutte le parti potevano ricavare un vantaggio, ma il meccanismo si è inceppato e adesso ognuno cerca di correre ai ripari per limitare i danni come può.
Per evitare brutte sorprese serve prudenza. Per questo ti suggerisco:
3 buone pratiche che possono aiutarti ad approfittare del Superbonus, senza rischiare la bancarotta.
Nonostante tutti i “rischi” e le limitazioni il Superbonus (e anche i suoi colleghi con meno superpoteri), restano comunque un’opportunità importante per migliorare la tua casa, o il condominio, risparmiando.
Per poter approfittare dei vantaggi però, serve un po’ di prudenza, altrimenti come abbiamo visto le brutte sorprese sono dietro l’angolo.
Ecco i miei consigli:
#1 Valuta prima quanto POTRAI scaricare
Quando avrai deciso quali sono i lavori che vorresti far fare e magari ancora prima di scegliere un’impresa a cui affidarli, chiedi al tuo o alla tua commercialista che importo potresti scaricare o dedurre ogni anno dalle tue tasse.
Lui saprà darti rapidamente una valutazione e a te servirà come base per capire se ti conviene davvero accumulare dei crediti fiscali, oppure se è meglio cercare un’altra soluzione per pagare.
#2 Cerca qualcuno che sia disposto ad acquistare parte del tuo credito

Una buona soluzione per approfittare del credito d’imposta, anche se non hai la capienza per utilizzarlo tutto tu, potrebbe essere quella di cederne una parte a qualche altro soggetto che abbia la possibilità di utilizzarlo in compensazione.
Un collega, un’azienda o un “parente ricco” che abbia interesse ad acquistare tutti o parte dei tuoi crediti fiscali, potendoli pagare un po’ meno del valore reale (es: -10%) per ricavarne un vantaggio fiscale. La legge ti consente di cedere anche solo una frazione dei crediti fiscali accumulati con il bonus, ad altri soggetti. Perchè non approfittarne dunque cedendo il credito a dei tuoi conoscenti?
In questo modo – vendendo i crediti a qualcuno interessato ad utilizzarli – potrai rientrare di parte delle spese che dovrai affrontare per i lavori di ristrutturazione o il miglioramento del tuo immobile.
#3 PRIMA Controlla SE l’azienda HA un accordo per l’acquisto deL credito
Le aziende più accorte che decidono di sfruttare il mercato potenziale generato dai bonus, a volte siglano accordi di partnership con realtà più o meno grandi (spesso sono banche locali o cooperative, o piccole finanziarie attive sul territorio) che si impegnano ad acquistare crediti fiscali fino a un determinato importo.
Verifica se l’azienda che stai per scegliere ha un accordo di questo tipo con qualche partner o scegline una che ce l’abbia.
Questo ti darà la sicurezza che l’azienda riesca a rivendere i crediti fiscali che le cederai in cambio dell’agognato sconto in fattura e in questo modo sarai sicuro di non ritrovarti poi a dover riacquistare i tuoi crediti o a dover rimborsare l’azienda per il lavoro svolto.
Questi sono i suggerimenti che mi sento di darti (e che faresti bene a seguire, secondo me) se vuoi approfittare dei bonus edilizi ed energetici messi a disposizione dal Governo.
Conclusione
Chiudo con un’ultima raccomandazione. NON fidarti solo del tuo “contratto blindato”. Anche se con l’azienda che hai scelto hai stilato un accordo scritto che escludeva esplicitamente la retrocessione del credito o la rivalsa su di te per i crediti non cedibili, quell’accordo potrebbe non avere più alcun valore.
Negli ultimi mesi sono cambiate le regole (le norme che regolano i bonus e i crediti fiscali) e questo – come spiega bene anche l’articolo sul Sole 24 Ore – inficia la validità degli accordi siglati in precedenza.
In pratica, è cambiato lo scenario e questo può autorizzare le aziende a NON tenere conto – legalmente – degli impegni presi in precedenza, quando erano in vigore le vecchie norme, e a rivalersi su di te per coprire le spese dei lavori portati a termine, o peggio a rifiutarsi di portare a compimento quelli ancora in corso.
Come ho detto qualche riga fa, questo non succede perché le aziende sono avide o malvagie, ma solo perché – visto che il meccanismo si è inceppato – ora devono fare il possibile per sopravvivere.
A conti fatti, la strategia migliore, quella che davvero ti può mettere al riparo da brutte sorprese, è preparare in anticipo un piano B.
Intendo dire che, visto come stanno le cose, prima di decidere di approfittare del bonus e iniziare lavori più o meno estesi nella tua abitazione, dovresti preparare una strategia per venirne fuori senza le ossa rotte (aka: il conto in banca in rosso), qualora la cessione del credito non andasse a buon fine e tu ti ritrovassi a dover pagare l’intero importo di ciò che hai commissionato.
Un’altra buona soluzione potrebbe essere quella di affidarti a un consulente esperto e farti guidare da lui in tutte le fasi del progetto, dalla scelta dell’azienda alla stipula dei contratti d’appalto. Se hai un buon consulente, e gli racconti la tua situazione e i tuoi obiettivi nel modo corretto, sarà lui a preoccuparsi di sgombrare la tua strada da tutti gli ostacoli e farti raggiungere i risultati che desideri (o almeno quelli che puoi raggiungere) senza particolari rischi.
Alla prossima!
Ciao.
CREDITS: Le immagini di questo articolo sono state generate da DALL-E, l’intelligenza artificiale visuale di OpenAI






Buonasera Sig. Benemerito,
desidero porle un quesito: se acquisto un appartamento in un condominio che ha già usufruito del superbonus 110, e se devo effettuare dei lavori di ristrutturazione di tutta la casa (fermo restando il bonus ristrutturazioni) , posso usufruire di qualche sconto in fattura ?
La ringrazio e porgo cordiali saluti.
S. nardino
Ciao Silvana,
l’unico modo per poter usufruire dello sconto in fattura e che il lavoro sia una continuazione del lavoro precedentemente diversamente potrà optare per le detrazioni fiscali ma non dello sconto in fattura.
Nel 110 per cento la Scia non può sostituire la Cilas
Per la ristrutturazione di un fabbricato condominiale, comprendente il rifacimento della copertura e di porzione del solaio sottotetto con interventi di miglioramento sismico (sismabonus al 10 per cento), interventi di efficientamento energetico (ecobonus al 110 per cento) e interventi trainati (sostituzione di generatori di calore e infissi), il tecnico competente ha presentato al Comune una Scia (segnalazione certificata di inizio attività), e non una Cilas (comunicazione inizio lavori asseverata – superbonus). Dal momento che la Scia (che, nel nostro caso, è stata presentata a giugno 2022, e, quindi, successivamente all’introduzione dell’obbligo della Cilas) certifica anche la conformità del fabbricato al titolo abilitativo che lo ha legittimato, il condominio può usufruire egualmente delle agevolazioni fiscali previste ?