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Superbonus 90%: Una soluzione che in realtà risolve ben poco.

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    superbonus 90% come funziona

    Superbonus 90%: Una soluzione che in realtà risolve ben poco.

    Di Pierluigi Benemerito | Superbonus 110% | 0 commenti | 28 Novembre, 2022 | 0

    Il 25 novembre era l’ultima data utile per usufruire del superbonus 110% per i lavori di miglioramento del livello di efficienza energetica degli edifici o per gli interventi antisismici. Per farlo era necessario depositare la CILAS (Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata per il Superbonus) entro la mezzanotte di venerdì.

    Naturalmente il portale telematico in cui bisognava presentare la documentazione (SUE) è andato in tilt e venerdì è stato un giorno di caos per le aziende del settore. Alla fine lo Stato ha gettato la spugna con gran dignità, come diceva De André e ha autorizzato il deposito delle CILAS anche per mezzo PEC.

    Nonostante questo, però, non tutti ce l’hanno fatta a rispettare la scadenza.

    Chi non è riuscito a rientrare nei termini, da adesso e fino al 31 dicembre 2023 dovrà accontentarsi di un bonus meno “super”, solo al 90%, come stabilito dal Decreto Legge 18 novembre 2022, n°176, familiarmente conosciuto come “Decreto Aiuti quater“.

    Scopriamo insieme come funziona questo “nuovo” superbonus al 90%

     

    Non tutto è perduto…

     

    Keep calm and carry on, come si dice.
    Anche se il superbonus si è ridotto al 90%, qualcosa funziona ancora e non tutti i benefici sono perduti.

    Intanto perché il Governo ha specificato che il limite del 25 novembre potrebbe anche essere prorogato, quando il Decreto approderà in Parlamento per la trasformazione in Legge.

    E poi anche perché per controbilanciare la diminuzione delle detrazioni (-20%), il decreto ha introdotto una serie di misure che mirano a sostenere le fasce a basso reddito e alcuni altri soggetti.

    Questi correttivi sono stati pensati per evitare che chi ha meno disponibilità finanziarie, si “spaventi” della riduzione del superbonus e, temendo di dover sostenere costi maggiori rispetto a prima, rinunci a effettuare interventi sul proprio immobile.

    Tutto risolto, quindi?
    Per nulla. In verità anche con le misure extra proposte dal Governo, i problemi permangono, secondo me. Però prima di spiegarti quello che mi lascia perplesso, consentimi di vedere come funziona il nuovo superbonus al 90% e fare un breve excursus sulle misure inedite introdotte dal decreto aiuti.

    Allora, una delle misure più importanti è l’istituzione di un

     

    Fondo per i contributi ai soggetti a basso reddito

    Il decreto ha istituito un fondo di 20 milioni di euro che verrà utilizzato per erogare contributi ai soggetti con reddito fino a 15.000 euro per interventi in condominio o in unità unifamiliari utilizzate come prima casa.
     
    Il contributo sarà erogato dall’Agenzia delle Entrate e se funziona come ha spiegato il governo, dovrebbe sommarsi ai benefici del superbonus al 90%.

    Dico “dovrebbe“, perchè per conoscere con precisione le modalità di erogazione e quelle per la richiesta, occorrerà ancora attendere la promulgazione di un ulteriore decreto, stavolta del MEF (Ministero per l’Economia e le Finanze) che al momento è in corso di stesura.

    Confesso che, in attesa del decreto del MEF non ho approfondito molto l’argomento, ma così a occhio mi sembra che il fondo sia un po’ “povero”. Almeno per compensare gli effetti della diminuzione del bonus.

    Faccio un esempio: per poter accedere ai benefici del superbonus occorre che i lavori realizzati producano come risultato, da un punto di vista di efficienza energetica dell’immobile, un doppio salto di classe. Per poter raggiungere un obbiettivo di questo tipo è necessario effettuare una riqualificazione energetica dell’intero immobile che su una villetta incide mediamente per circa 150K se consideriamo tutti i costi necessari per lavori di impiantistica, edilizia ed infissi oltre a quelli dei tecnici e dell’ IVA. Anche considerando una media più bassa, diciamo di 100.000 euro ad intervento vuol dire che, dopo la diminuzione del superbonus al 90%, 10.000 euro resterebbero a carico del committente.

    Ora, in teoria – se ho compreso bene come funziona il decreto – il committente che ha un reddito basso potrebbe in questo caso ricorrere al fondo per farsi coprire questi 10K di spese “in più”, in modo da poter far eseguire ugualmente i lavori anche se da venerdì scorso il superbonus al 90% non gli copre più tutti i costi.

    Questo però significa che il fondo previsto dal governo potrà si e no finanziare 2.000 interventi in tutta Italia (10.000 euro x 2.000 interventi = 20 milioni di euro, che è la capienza del fondo. ).

    2.000 interventi sono una quantità risibile, se si guarda al numero spropositato di interventi richiesti da quando è stato istituito il superbonus, a oggi. Ma può darsi che mi sbagli e attenderò il decreto del MEF per capire meglio come funziona il fondo. Ci tornerò sopra, quando le cose saranno più chiare.

    Intanto passiamo a un’altra novità.

     

    Prima casa (unifamiliare): superbonus al 90%

    I proprietari (o titolari di diritti reali) di unità immobiliari unifamiliari o funzionalmente indipendenti, utilizzate come prima casa, con un quoziente familiare inferiore ai 15.000 euro, potranno usufruire di un’aliquota di detrazione pari al 90% per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2023.

    Il quoziente familiare (reddito di riferimento per accedere al superbonus) è una novità su cui il Governo Meloni ha spinto molto. Secondo loro, infatti, dovrebbe essere uno strumento di calcolo del reddito più preciso e più aderente alla realtà, rispetto all’ISEE.

    Si calcola sommando i redditi di tutta la famiglia e dividendo il totale per un coefficiente che dipende dal numero di familiari, che si ottiene sommando i seguenti valori:

      • Contribuente (chi produce reddito) + 1

      • Coniuge o convivente + 1

      • Un familiare a carico + 0,5

      • Due familiari a carico + 1

      • Tre o più familiari + 2

    Vediamo come funziona con un esempio: una famiglia con 3 figli, con due genitori sposati, in cui uno solo dei due produce un reddito annuo complessivo di 40.000 euro, deve calcolare il suo “quoziente familiare” dividendo 40.000 per 4 (1 per il contribuente + 1 per il coniuge + 2 per i tre figli = 4) e quindi con un quoziente familiare di 10.000 (40.000 / 4 = 10.000) avrà diritto al superbonus al 90%.

    Fin qui tutto bene. Tuttavia se guardiamo le statistiche, la famiglia media italiana è meno numerosa (e meno “ricca”) di quella dell’esempio sopra (che è quello che molti media hanno usato per esemplificare i vantaggi del quoziente familiare).

    In verità stando alle statistiche, la maggioranza dei nuclei familiari è composta da 3 persone (madre, padre e 1 figlio/a).
    Sempre più spesso, inoltre, in queste famiglie lavorano entrambi i genitori. Ed è a questo punto che i conti non tornano più.

    Se entrambi i genitori lavorano e hanno un reddito di, poniamo, 21.500 euro ciascuno (il reddito medio italiano, secondo le statistiche), il loro quoziente familiare non gli darebbe diritto a accedere al superbonus (43.000 euro / 2,5= 17.200, più di 2K euro oltre il limite dei 15.000). Non che con gli strumenti precedenti fosse molto meglio, intendiamoci, ma a me non sembra questo gran passo avanti.

    Andiamo oltre.

     

    Chi è a buon punto, ha diritto ancora al 110% fino a marzo 2023

    Sempre per calmierare la diminuzione del bonus, il “Decreto Aiuti”, prevede che le case unifamiliari (o funzionalmente indipendenti in condomini) in cui ci siano lavori già in essere che abbiano superato la soglia del 30% a settembre 2022, possano continuare a usufruire del superbonus al 110% fino a marzo 2023.

    Limite che si sposta in avanti di ulteriori due anni, per le attività sociosanitarie e assistenziali.

     

    Superbonus fino al 2025 per attività sociosanitarie e assistenziali

    Buone notizie dicevo, anche per le onlus, le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale che svolgono attività sociosanitaria e assistenziale.

    Il D.L. 176/2022 prevede che queste organizzazioni possano continuare a usufruire della aliquota di detrazione al 110% prevista dal superbonus, fino al 2025!

    Ci sono però delle condizioni: Gli immobili posseduti dalle organizzazioni o dalle associazioni devono essere in categoria catastale B/1 o B/2 (quelle in cui rientrano immobili adibiti a collegi, convitti, caserme, ospedali, case di cura, ecc.) e gli amministratori non devono percepire compensi o indennità di carica.

     

    Perchè secondo me questo decreto non è una vera soluzione.

    Ora che abbiamo visto come funziona il superbonus al 90% e le novità più interessanti del decreto, consentimi di spendere qualche parola per spiegarti perchè secondo me questa norma non risolve veramente nessuno dei problemi emersi in precedenza.

     

    Servono più certezze sulla continuità

    Il problema principale è che, secondo me, questo decreto NON offre le certezze che servono, agli operatori del settore. A loro (noi) serve soprattutto avere la certezza che il mercato dei crediti non si blocchi.

    Ossia che le banche e le finanziarie continuino (anzi, ricomincino) ad acquistare i crediti d’imposta. Solo in questo modo sarà possibile programmare con sicurezza i lavori e quindi continuare ad assicurare alla clientela i vantaggi del superbonus.

    Finchè non ci sarà questa certezza – che al momento non c’è – qualsiasi sia l’aliquota, il mercato resterà intermittente e molte aziende rinunceranno a offrire lo sconto in fattura, vanificando di fatto i vantaggi del superbonus.

    Qualcuno potrebbe obiettare che della detrazione potrebbero approfittare i clienti, ma se i clienti hanno le “dimensioni” necessarie per farlo, ossia guadagnano abbastanza da avere interesse e possibilità di portare in compensazione 100.000 euro o più, escono con molta probabilità dalla fascia dei 15.000 euro di quoziente familiare e quindi non hanno diritto al superbonus. Un gatto che si morde la coda… 

     

    I redditi più bassi saranno comunque tagliati fuori.

    Anche ammettendo che il mercato dell’acquisto dei crediti si sblocchi (di fatto a oggi è bloccato e quasi nessun istituto bancario compra più i crediti aziendali) il costo di cessione è aumentato rispetto agli esordi del superbonus. Ad oggi gli istituti disponibili ad acquistare crediti lo fanno con un costo del 20% circa sull’importo cedibile.

    Ovviamente questo costo viene ribaltato dalle aziende sul cliente finale, che quindi si trova a pagare il 20% del lavoro + il 10% non più coperto dal superbonus (che da venerdì è al 90%).

    I clienti dunque pagano de facto circa il 30% dell’intervento.

    Come ho detto prima, se ipotizziamo interventi anche relativamente piccoli, di soli 100.000 euro, il committente si troverà a pagarne circa 30.000 al momento dell’ordine.

    Non sono affatto certo che molte famiglie con un reddito di 15.000 euro annue, pur se calcolato con il nuovo strumento del quoziente familiare, abbiano 30.000 euro di risparmi da investire nel miglioramento dell’efficienza energetica della propria abitazione o nell’adeguamento antisismico.

    E questo nel 2023. Perchè negli anni successivi il panorama diventerà ancora più fosco.

    Il Decreto prevede infatti che il superbonus perda progressivamente parte dei suoi residui superpoteri, per diventare un normale “bonus” da qui a qualche anno. In pratica da Superman a Capitan America, in 3 anni.

    Fuor di metafora, nel 2024 l’aliquota di detrazione fiscale si ridurrà al 70% e nel 2025 scenderà di altri 5 punti percentuali, fino al 65%.

    Aumenterà sempre di più la percentuale a carico del committente, in sostanza, trasformando il superbonus progressivamente in una norma “per ricchi” (cioè per chi è in grado di anticipare o pagare un grosso importo e ha comunque molto da portare in compensazione), rendendolo meno utile e certamente meno popolare di quanto sia stato finora.  

    Tu cosa ne pensi? Se hai opinioni diverse dalle mie, mi interesserebbe molto conoscerle. Scrivimi nei commenti, se ti va.

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    Pierluigi Benemerito

    Imprenditore e Investitore della Green Economy. Mi sono innamorato di questo settore nel 2011 e da allora ho coltivato questa passione, convinto che ogni investimento nelle energie rinnovabili sia non solo eticamente corretto, ma anche economicamente vantaggioso.

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