È questo il dato che emerge secondo una ricerca del Politecnico di Milano. La nascita delle comunità energetiche in Italia muoverà un giro di affari che potrebbe valere oltre 29 miliardi di euro, equivalenti a due punti del PIL nazionale.
Quello che nei prossimi anni si andrà a definire è un business che impatterà sui consumi energetici di cittadini e aziende. Inoltre, influirà sulle scelte di aziende del settore e gruppi di investimento che si ritroveranno nuovamente ad operare su un mercato tutelato dalla certezza dei fondi statali.
Ovviamente questa situazione sta richiamando la mia attenzione da imprenditore.
Con l’istituzione delle comunità energetiche cambia letteralmente il paradigma di pensare la produzione e la distribuzione dell’energia. Si passa da una produzione localizzata in pochi nodi della rete ad un’energia a km zero prodotta, consumata, scambiata o venduta all’interno di un condominio, un gruppo immobiliare o un quartiere.
Fino ad oggi in Italia, per i singoli cittadini o per le aziende, era già possibile unirsi per finanziare l’installazione di un impianto condiviso e alimentato da fonti rinnovabili, ma non era previsto che tale impianto potesse fornire energia a più utenze. Ogni impianto era collegato ad un singolo contatore e l’energia prodotta poteva essere utilizzata da quella singola utenza o immessa in rete.
D’ora in avanti, associazioni di cittadini, catene di negozi o aziende che fanno riferimento alla stessa cabina di bassa-media tensione potranno dotarsi di uno o più impianti (es. fotovoltaico) condivisi con potenza massima installata di 200 kWp e condividere così l’energia prodotta per il consumo immediato oppure per stoccarla in sistemi di accumulo.
Il solo fatto di aver auto consumato l’energia prodotta darà diritto ad un incentivo di 100€/MWh o 110 €/MWh oltre la restituzione delle componenti tariffarie non dovute per l’energia condivisa.
Incredibile come una comunità composta da impianti fotovoltaici per una potenza di 100 kWp possa generare un flusso di cassa complessivo compreso tra i 18.000 e i 23.000 €/anno .
Inoltre, nei casi in cui le potenze installate supereranno i 20 kWp, per le comunità energetiche questo non verrà considerato come svolgimento di attività commerciale; un ulteriore semplificazione burocratica che darà slancio a questa soluzione.
Infine, se si pensa che il governo in fase di approvazione del decreto rilancio ha esteso la possibilità di usufruire del Superbonus 110% anche per la realizzazione di comunità energetiche, si comprende come tale norma impatterà sulla nostra vita sociale ed economica.
Ritengo, allo stato attuale, molto più interessante gli incentivi previsti per le comunità energetiche a quelli erogati dal decreto FER.
Le comunità energetiche in Italia da un punto di vista strettamente economico rappresentano:
- Un vero affare per i cittadini e le imprese che metteranno a disposizione della comunità l’energia prodotta;
- Una nuova ed enorme fetta di mercato per le aziende del settore che si occupano di progettazione ed installazione degli impianti di produzione;
- La nascita di una nuova figura professionale delegata alla gestione degli incentivi e dei flussi con il Gestore dei Servizi Energetici (GSE)
- Una ghiotta occasione per ESCo, fondi di investimento e piccoli investitori che potranno effettuare operazioni a bassissimo rischio coperti dalla garanzia degli incentivi statali.
Ci tengo a conoscere il tuo punto di vista su questo argomento e quali scenari economici ti aspetti da questa norma. Non esitare a scrivere nei commenti.






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